BIOGRAFIA

Fitzcataldo è un power-trio di Milano, attivo dal 2013,
la cui line-up è composta da Lorenzo Galbiati (voce principale e chitarra),
Stefano Redaelli (basso e cori) e Claudio Rei (batteria).

Il progetto si muove, a partire da un post-rock cantato e melodico,
in una moltitudine di sperimentazioni ed influenze,
guardando al panorama indipendente contemporaneo.

Le dieci tracce del primo album “Fitzcataldo & the Trivettes”,
autoprodotto, sono state pubblicate nel novembre 2014.

Un nuovo EP di inediti è in uscita ad Ottobre 2016:
4 canzoni melodiche, che riprendono atmosfere ambient ed armonie ricercate,
ma dove le digressioni strumentali del primo lavoro lasciano più spazio a voci calde ed a influenze ritmiche black.


“I brani sono figli di influenze post-rock arricchite da una voce decisamente interessante e realizzate con cura da questo power trio lombardo che potrebbe riservare della piacevoli sorprese.”
Eva Cabras, rockit.it

“Ciò che distingue la band da molte altre che si ascoltano in contesti così di nicchia è la spiccata personalità. Non è facile, infatti, catalogare la loro proposta, intanto perché i brani sono sì cantati ma i momenti strumentali sono molto importanti e occupano circa la metà del disco, quindi c’è una compenetrazione tutta particolare tra il concetto base di canzone e la forza evocativa data dall’uso di strumenti senza la voce. Inoltre, la band non si fossilizza su un solo stile, ma ne fa convivere diversi all’interno della proposta, dall’indie-rock emozionale al rock n roll scanzonato a momenti dall’impostazione più cantautoriale. Il tutto senza che manchi coerenza e compattezza d’insieme.
Davvero a questa band non manca niente: bei suoni, tante idee, efficacia nel risultato finale.”
Stefano Bartolotta (onda-rock), indie-roccia.it

“Atmosfere oniriche che si muovono tra un brit-pop più classicheggiante, contaminato da una parte ritmica a tratti quasi funky, e tante altre variegate influenze. Brani cantati in inglese dove è la parte strumentale a farla da padrone, con ritmiche e arrangiamenti originali che dominano i pezzi, lasciando alla voce il compito di assecondare il climax ascendente che porta ai refrain.”
Roberto Checchi, indiependentreviews.com